RACCOLTA DATI E DOCUMENTI RISULTANTI SUI PUNTI 7 – 13 DEL TERZO LIBRO

Segue POESIA su FAVARA

Visto che l’undici Giugno avevo quell’appuntamento col Sostituto Procuratore Sergio Carnimeo, della Procura di Caltanissetta, ho ritenuto opportuno fare integrazione documentale riguardante la cartella del presunto pagamento con l’agevolazione del condono di Euro 331,50 messa a ruolo per recupero spese di Giustizia, cioè per le irregolari Sentenze emesse dalla CTP di Agrigento;
la cartella d’intimazione pagamento di Euro 12.897,47 emessa abusivamente a ruolo dall’Agenzia delle Entrate di Agrigento, la quale, per mancanza di documentazione allegata non si evince per quale anno è stata emessa;
la cartella di Euro 16,980,28, per l’accertamento n° 6471004907, il cui numero corrisponde all’anno ’92;
8 Sentenze Tributarie già emesse dalla CTP di Agrigento;
3 Sentenze Tributarie già emesse dalla CTR di Palermo e un fascicolo composto di 9 pagine riguardante il verbale stilato dal C.T.U. Dott. Claudio Barba.
Ed inoltre, ho fatto richiesta di visionare il fascicolo in oggetto per estrarre eventuali copie, sulle quale doveva, come in effetti, figura la falsa maglia di questa misteriosa catena di Sant’Antonio. O dir si voglia, la chiave della lettura a chiare lettere di tutte le malefatte commesse in questa oscura e misteriosa trama di calunnie e di tragedie nei miei confronti, mossa da un’orda di delatori per e di comodo del Maresciallo dei CC Giordano Epifanio;
dai menzogneri ex miei amici;
aggravata dal suddetto Maresciallo Giordano e continuata senza tregua alcuna da un Ufficiale e due sott’Ufficiali delle Fiamme Gialle di Agrigento, in collaborazione con la Procura di Agrigento, com’ebbe a dichiarare il lupo mannaro Gaziano Rosario, delle Fiamme Gialle.
Sulla documentazione che mi venne consegnata dalla Spettabile Procura di Caltanissetta si legge: la Procura di Agrigento, dopo 9 mesi che la polizia giudiziaria di Agrigento aveva espletato quanto chiesto dal Sostituto Procuratore Carmine Oliveri, Cioè avevano trascritto l’audiocassetta e consegnato l’incarto al sopraddetto Sostituto, il Sostituto Procuratore Dott. Corselli e il Procuratore capo Ignazio De Francisci trasmettono alla Procura di Caltanissetta, l’accluso fascicolo aperto, a seguito di ricezione del libro CAINI PER VIRTU’ FAVARA 2 (pubblicato ed edito da Sanfilippo Giacomo), potendo sussistere ipotesi di reato per la cui valutazione appare competente la S.V ai sensi dell’articolo 11 P.P ed ult. P.C.V. C.P.P. Il Sanfilippo, infatti, assunto a s. in data 04/04/02 su delega del precedente P.M assegnatario, oltre a confermare di aver inviato copia della precitata pubblicazione a questo Ufficio e, successivamente, anche una audiocassetta marca SONY di 90 minuti, in calce al medesimo P.V. formalmente denunciava di aver subito nell’anno ‘95, “una verifica fiscale da parte del Maresciallo Falsone e del Brigadiere Gaziano Rosario ora (Maresciallo), i quali, su ordine del Capitano Migliore Fabio della Guardia di Finanza alterarono dati, numeri e verità, giungendo ad una contestazione di evasione fiscale” per la quale veniva poi, condannato. Puntualizzava di fare tale affermazione “con certezza”, perché era stato “lo stesso Brigadiere Gaziano, nel Novembre ‘2000 a fargli tale confidenza nel corso di un colloquio che aveva avuto cura di registrare”. Precisa, ancora, che aveva registrato un ulteriore colloquio con il prefato sott’Ufficiale “intorno all’Ottobre del 2001 durante il quale dichiarava testualmente”, il Gaziano attesta che il Procuratore, senza fornire il nome, non potendomi fare condannare per usura, reato per il quale sono stato indagato, avrebbe chiesto al Capitano Migliori, di incastrarmi per il reato di evasione fiscale, cosa che è stata fatta in modo artificioso e per questo sono stato ingiustamente condannato fino al terzo grado di giudizio.
Puntualizzava, inoltre, di non sapere a quale “Procuratore si riferisse il Gaziano”, ma che era “possibile si riferisse ad uno dei Sostituti Procuratori”.
Di conseguenza, chiedeva che venisse “indagato” anche il Maresciallo dei C.C. Giordano Epifanio, il quale, durante il periodo in cui comandava la Stazione dei C.C. di Favara, “aveva avanzato richiesta di intercettazioni telefoniche nei suoi confronti su delle ipotesi assolutamente fantasiose affermandole come certe, con ciò riferendosi alla precedente indagine per usura”, afferente il procedimento penale n° 593/94 mod. 21 la cui notizia di reato, secondo l’assunto dello stesso Sanfilippo, costituiva l’inizio di una “trama” nei suoi confronti – vedasi nota del 12/02/02. Si rappresenta, inoltre, che lo stesso P.M assegnatario disponeva la trascrizione dell’audiocassetta a cura della Sezione di P.G – aliquota Carabinieri – in sede. Ciò premesso, poiché dalle dichiarazioni del Sanfilippo emergono precise accuse anche nei confronti di Magistrati in servizio presso questo Ufficio, per altro identificabile (è stata acquisita copia del fascicolo n° 57/95 mod. F – relativo al procedimento per violazione dell’articolo 1 legge 516/82 a carico del Sanfilippo ed il fascicolo n° 204/95 mod. 45 relativo all’antecedente accesso fiscale), corre l’obbligo di devolvere alla S.V la valutazione della fattispecie.
Si allegano:
copia del fascicolo N° 57/95 RG mod. 21 F;
copia del fascicolo N° 204/95 RG mod. 45;
Agrigento, li 14/03/2003.


LA PROCURA DI CALTANISSETTA DOPO I RELATIVI SIT, ATTESTA:

Il Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, ha rilevato che: il presente procedimento è stato iscritto a seguito della trasmissione per competenza ex articolo 11 C.P.P. a quest’ufficio, del procedimento n° 2095/01 mod. 45 da parte della Procura della Repubblica di Agrigento, con lettera del 17/03/03. All’origine del procedimento vi è una serie di scritti provenienti dal Signor Giacomo Sanfilippo consistenti in lettere indirizzate a varie pubbliche autorità, copiosa documentazione allegata alle stesse e, tra l’altro, una pubblicazione intitolata “CAINI PER VIRTU’ FAVARA 2” apparentemente ad opera dello stesso Sanfilippo. La predetta pubblicazione veniva trasmessa a quest’Ufficio anche dalla DNA risultata autonomamente destinataria della stessa.
In estrema sintesi, dalla lettura degli atti del Sanfilippo aventi contenuto di denuncia, emerge che quest’ultimo è stato indagato nell’ambito di due diverse procedimenti penali dall’A.G. di Agrigento: il primo, (n° 593/94 mod. 21), per il reato di usura, conclusosi con decreto di archiviazione del G.I.P. emesso in data 20/02/95 ed il secondo, (n° 57/95 mod. 21), conclusosi con una condanna, in primo grado per il reato di evasione fiscale. Nell’ambito del primo procedimento penale, curato dal P.M. dott. Pietro Pollidori, sulla base della comunicazione di notizia di reato dei C.C. della Stazione di Favara del 09/05/94, furono disposti, tra l’altro, i seguenti provvedimenti: una perquisizione domiciliare, con relativo sequestro di documentazione ritenuta utile (cfr. pagina 11 e 12 dell’affoliazione originaria della copia del procedimento penale acquisita dalla P.G. delegata);
un decreto di acquisizione delle dichiarazioni dei redditi del Sanfilippo, in data 14/06/94, delegata alla Sezione di P.G. Guardia di Finanza;
un decreto di sequestro di documentazione bancaria relativa al Sanfilippo, delegata alla Guardia di Finanza, Comando Compagnia di Agrigento (cfr. pagina 65 e 66 dell’affoliazione originaria della copia del procedimento penale acquisita dalla P.G. delegata).
Tra la documentazione trasmessa dall’A.G. di Agrigento, inoltre, si rinviene copia del provvedimento con il quale il dott. Pietro Pollidori, in data 27/08/94, su richiesta della Guardia di Finanza di (AG), autorizzò l’utilizzazione ai fini fiscali della documentazione acquisita su delega d’indagine. Successivamente, risulta dagli atti che su richiesta della stessa Guardia di Finanza, in data 15/02/95, un altro P.M. della Procura di (AG) <<il dott. Stefano Dambruoso>> autorizzò l’accesso fiscale nell’ambito di altro e distinto procedimento.
Risulta infine, che il Sanfilippo, ebbe a registrare di nascosto un colloquio intercorso tra lui ed il Maresciallo Garziano, della Guardia di Finanza, (uno degli agenti di P.G. che aveva preso parte al sequestro di documentazione nei suoi confronti), nel corso del quale, quest’ultimo, avrebbe fatto delle affermazioni compatibili con la tesi paventata dal denunciante, di un complotto ai suoi danni, al quale avrebbe partecipato uno P.M., che in estrema sintesi, non avendo potuto <incastrarlo> con l’accusa per usura, avrebbe proseguito le indagini a carico del Sanfilippo per il reato fiscale.
Agli atti, è presente la trascrizione del contenuto dell’audiocassetta, disposta già dall’A.G. di (AG), ed il cui contenuto, è stato all’origine della trasmissione degli atti per competenza.
Deve premettersi che questo Ufficio, è chiamato a pronunciarsi su fatti avvenuti nell'ambito del territorio di Agrigento, in virtù del disposto dell’articolo 11 C.P.P., con Magistrati o ad altre fattispecie di reato connesse con le prime.
Il Signor Sanfilippo, ha riferito nei suoi scritti, alcuni dei quali, peraltro, di carattere e contenuto narrativo – divulgativo, numerosissime circostanze di fatto eterogenee, molte delle quali senza alcuna rilevanza penale ed alcune con astratta rilevanza civilistico – amministrativa. Si è sostenuto, seppure in forma dubitativa, l’esistenza di un complotto di più persone, tra le quali Carabinieri, appartenenti alla Guardia di Finanza e pubblici Ministeri che avrebbe posto in essere condotte sotto vari profili criticabili l’odierna persona offesa.
Nel caso di specie, dalla disamina della voluminosa documentazione trasmessa dalla Procura di Agrigento, depositata dallo stesso denunciante ed acquisita su delega da quest’A.G., dalla verifica del contenuto delle precisazioni fornite dal Sanfilippo, alla Sezione di P.G. in data 16/10/03 e dal contenuto delle dichiarazioni rese dallo stesso Maresciallo Garziano, oltre che dagli altri atti di indagini compiuti, deve escludersi la sussistenza di fattispecie di reato di competenza di quest’Ufficio. Il Sanfilippo, ha sintetizzato gli elementi di fatto e chiarito i termini e le finalità della sua denuncia laddove ha affermato di averla presentata per verificare eventuali aspetti relativi al coinvolgimento di Magistrati e per conoscere i veri motivi che da un lato portarono il Maresciallo dei C.C. Epifanio Giordano, a scrivere la comunicazione di notizia di reato per usura nei suoi confronti e che, dall’altro, furono all’origine della successiva verifica fiscale dalla Guardia di Finanza.

La lettura integrale delle conversazioni registrate tra il Maresciallo Garziano ed il Sanfilippo, porta ad evidenziare anzitutto, in termini generali, il carattere informale e colloquiale ed il contenuto generico e talora in sé incoerente delle affermazioni fatte dal Garziano. Nella prima conversazione, fin dall’inizio, il Garziano, invita l’interlocutore a non coinvolgerlo nelle sue accuse inerenti gli accertamenti fiscali subiti e nel corso della conversazione ribadisce più volte il concetto, anche dopo la lettura di brani dei suoi scritti di denuncia (a pagina 2 della trascrizione: chiede di non metterlo in mezzo;
a pagina 5: ribadisce che non poteva non firmare il verbale, essendo un militare. Ancora a pagina 8, ed a pagina 22, ritorna sul medesimo concetto). Inoltre, in vari momenti della conversazione, il Maresciallo Garziano, di fronte alle continue sollecitudini del Sanfilippo, riferisce che la causa dei suoi guai è stato un delatore;
a pagina 3, parla di vigliacca denuncia fatta dagli amici suoi;
a pagina 4: parla di un delatore;
a pagina 16: parla di suoi amici caini;
a pagina 21: di un suo amico delatore. Ovviamente non viene fatto il nome dell’ipotetico delatore, ma lo stesso potrebbe individuarsi nella fonte confidenziale del Maresciallo dei C.C. Giordano (cfr pagina 21 citata). Emerge chiaramente, inoltre, che la verifica è stata fatta su iniziativa della Guardia di Finanza;
a pagina 6: il Maresciallo Falsone ricevette l’ordine di fare la verifica da parte del Capitano. Talora, è il Sanfilippo a sollecitare l’interlocutore accusandolo di averlo incastrato, ma senza ricevere risposta comprensibile, (pagina 7) oppure delle chiare negazioni;
(a pagina 15 e 16). Solo in un unico frangente, nel contesto della conversazione in questione, il Maresciallo Garziano fa riferimento all’autorità Giudiziaria;
a pagina 5 della trascrizione, riferendo che l’autorità giudiziaria autorizzò il controllo fiscale nei confronti del Sanfilippo ed aggiungendo, dopo una breve sospensione, che non potendolo incastrare per altre cose lo ha voluto incastrare per quel fatto. Il termine “incastrare” di per sé può far pensare effettivamente ad un complotto poliziesco o Giudiziario, tuttavia, se la si collega alle affermazioni immediatamente precedenti, potrebbe anche riferirsi ad un atto proprio del delatore o del Comandante del Maresciallo Garziano. In ogni caso, tenendo conto dell’intero contesto, la frase appare più un’affermazione ad effetto per “compiacere” l’interlocutore, che non una confidenza fondata sulla conoscenza di fatti precisi. Tale interpretazione, peraltro, è perfettamente compatibile con uno dei temi principali e costanti della conversazione, costituito dal libro di denuncia del Sanfilippo e dell’eventuale possibile estensione delle accuse al Maresciallo Garziano.
A riprova della rispondenza a realtà della chiave interpretativa sopraindicata militano le recenti dichiarazioni rese dal Maresciallo Garziano, sentito a sommarie informazioni testimoniali dalla P.G. In tale occasione il militare ha affermato tra l’altro, che l’iniziativa per gli accertamenti di natura fiscale, come peraltro è prassi (N.d.R.), partì dalla stessa Guardia di Finanza, che il Sanfilippo, successivamente alla chiusura del procedimento per usura, lo ha più volte interpellato chiedendogli di rivelare quale fosse l’origine delle sue vicissitudini Giudiziarie, ma che lui non ne era al corrente e che se ebbe ad affermare circostanze differenti, in ordine all’iniziativa o al comportamento dell’A.G., sarà stato per levarsi di dosso l’assillante presenza del Sanfilippo, o con un utilizzo del termine “incastrare” di certo non volto a significare l’esistenza di un complotto ai danni del Sanfilippo.
Le stesse circostanze che furono due diversi Pubblici Ministeri ad occuparsi dei due procedimenti a carico del Sanfilippo e tre differenti organi di P.G. a svolgere indagini (i Carabinieri della Stazione di Favara;
la Sezione di P.G. ed il Comando della Guardia di Finanza di Agrigento), sono concreti elementi di fatto, seppure di carattere indiziario, che rendono ulteriormente poco sostenibile l’ipotesi del complotto.
In altri termini, per quanto interessa, non è emerso alcun elemento concreto per ipotizzare un coinvolgimento di qualche Magistrato della Procura di Agrigento in un delitto ai danni del Sanfilippo, né, di conseguenza, è ipotizzabile una connessione con condotte di terzi astrattamente riconducibili a fattispecie di reato.
Ritenuto quindi l’infondatezza della notizia di reato, sotto il profilo dell’elemento oggettivo del reato di cui all’articolo 323 C.P. astrattamente ipotizzabile.

CHIEDE:

che il Giudice per le Indagini Preliminari in sede voglia disporre l’archiviazione del procedimento e ordinare la conseguente restituzione degli atti al proprio Ufficio.
Caltanissetta, li 17/03/04.

<<La lettura integrale della trascrizione dall’audio – cassetta autorizzata dal Sostituto Procuratore Carmine Olivieri, della Procura di Agrigento, ove si leggono a chiare lettere l’abuso di potere commesso dagli operanti la verifica in oggetto è leggibile alle pagine 167 – 178.
Mentre, invece, la lettura dell’allegato tre redatto dal Tenente Cilluffo Gaspare della Guardia di Finanza di Agrigento si legge 163 – 165 >>.



LA PROCURA DI AGRIGENTO:

In virtù di tale archiviazione, in virtù della video – cassetta, che come dalla pagina 200, la suddetta Procura di Agrigento su mia esplicita richiesta con missiva del 12/01/05 si è procurato la già citata video – cassetta presso l’emittente televisiva TELEACRAS di Agrigento, nella quale emittente avevo parlato per circa tre quarti d’ora allargando gli orizzonti conoscitivi anche in questa direzione, dei spiacevoli fatti commessi a mio danno, e che, tale video – cassetta finisce col dire: quello che dice il Procuratore Capo Ignazio De Francisci si fa, e in virtù della copiosa documentazione agli atti, ivi compreso il libro CAINI PER VIRTU’ FAVARA 2 edito dal Settembre del 2201, che attestano gli ORRORI commessi dagli individui poco raccomandabili risultanti sulle denunce sporte presso la Tenenza dei CC di Favara, in sede di SIT e sul libro denuncia edito nel Settembre 2001, il PM Salusti Caterina che era conscia, che il fascicolo 3031/04 datato 04/06/04, “non a caso” come risulta dalle pagine 211, 212, sulle quale si legge cosa ha trasmesso il Generale B. Cosimo Sasso, della Guardia di Finanza del Comando Regionale Sicilia, al Colonnello Giuseppe Conti, Comandante Provinciale Guardia di Finanza di Agrigento, con nota del 02/02/04, protocollo n° 9575/262, avente per oggetto: relazione redatta dall’Agenzia delle Entrate di Palermo, fa riferimento messaggio n° 7372/5442 sched datato 02/05/95 della Compagnia di Agrigento.
1) invio la relazione dell’Agenzia delle Entrate – Regionale della Sicilia – Ufficio Ispettivo Regionale di Palermo, a firma del Dott. Salvatore Vaiarelli, pervenuta con foglio n° 2004/120 RIS datato 15/01/04 della Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale della Sicilia, pure in allegato, per l’esame e, previ contatti con l’A.G. competente, le valutazioni della portata delle affermazioni scritte nella documentazione in essa contenuta, per le eventuali iniziative di competenza.
2) Rappresento che questo Comando non trattiene copia prefata relazione.
3) Resto in attesa delle decisioni assunte.

Il Comandante
Generale B. Cosimo Sasso

LA GUARDIA DI FINANZA COMANDO PROVINCIALE – AGRIGENTO

Con nota del 05/02/04, protocollo 2801/OPER/262, avente per oggetto: relazione redatta dall’Agenzia delle Entrate di Palermo, indirizzata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento.
1. trasmetto per l’ulteriore corso di legge, la relazione a firma del Dott. Vaiarelli Salvatore, Ispettore derogato dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Regionale di Palermo redatta nell’ambito dell’incarico ricevuto in merito alle rimostranze da Sanfilippo Giacomo;
2. l’anzidetta relazione è stata trasmessa dalla Direzione Regionale al Comando Regionale Sicilia della Guardia di Finanza con nota n° 2004/120 RIS datata 15/01/04. Il predetto Comando Regionale Sicilia, con nota n° 9575/262 in data 27/01/04, l’ha trasmessa a questo Comando Provinciale. Dal contenuto della relazione e degli allegati in essa richiamati si evince che l’esponente, Sanfilippo Giacomo, ha già corrisposto con codesta Procura della Repubblica;
3. quanto sopra affinchè la S.V. possa valutare l’eventuale rilevanza penale delle affermazioni dell’esponente nei confronti dei militari e del Corpo della Guardia di Finanza;
4. prego restituire il duplicato della presente copia per ricevuta.

Il succitato Comandante Provinciale in S.V. Tenente Colonnello Giuseppe Conti, il 14/06/04, asseconda un’altra lettera alla succitata Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, avente il numero di protocollo 17599/OPER/262, e oggetto: relazione redatta dall’Agenzia delle Entrate di Palermo.
Seguito nota n° 2801/OPEN/262 del 05/02/04. Con riferimento alla relazione redatta dall’Agenzia delle Entrate di Palermo, inviata a codesta Procura della Repubblica con nota indicata a seguito – di cui per ogni buon fine si allega copia – ed al fine di aderire ad analoga richiesta da parte del superiore Comando Regionale Sicilia della Guardia di Finanza di Palermo, prego valutare la possibilità di far conoscere le decisioni assunte in merito all’eventuale rilevanza penale delle affermazioni dell’esponente (Sanfilippo Giacomo) nei confronti dei militari del Corpo della Guardia di Finanza.
La cui nota è stata siglata dal Sostituto aggiunto Corselli e dal Procuratore Capo Ignazio De Francisci.

E, per ciò il fascicolo, l’aveva, o chi per lei, aperto contro ignoti per facilitarsi il compito di archiviare il caso se non sarei andato a verificare l’evolvere delle denunce sporte presso la Tenenza dei CC di Favara, visto che tutti i “personaggi poco raccomandabili” che man mano andavano accorpandosi in questa immane storia, per le attestazioni in calce non potevano più retrofrondare, il PM Salusti cercò il sistema come farli uscire indenne da questa avviluppata matassa e lasciare me in mezzo ai guai.
Quel sistema, era: che tutti i parrocchiani dell’alta parrocchia, cioè i lupi travestiti da pecore che occupavano posti di spicco nell’ambito della legge, dovevano uscirne indenne di tutte le loro brutalità commesse sulla mia persona e mi doveva lasciare con quell’esoso tributo vantato abusivamente dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento sopra le spalle e nello stesso tempo mi dovevano denunciare per false pubblicazioni, per vilipendio e per calunnia e diffamazione senza potermi opporre, se davo loro, il consenso di archiviare il caso propostomi, la quale Salusti, come gli altri che si sono occupati del mio caso, aveva agli atti la documentazione attinente alla fattispecie dove si evidenziano ad imperitura memoria le malefatte commesse su di me, e, anziché adoperare quel poco di gnoseologia quanto gli sarebbe bastata per controllare con accuratezza la documentazione agli atti, quale:
la nota informativa 7875/33 di protocollo del 09/05/94, stilata dall’ingiurioso Maresciallo dei C.C. Giordano Epifanio, che aveva come suol dire tessuto la tela di Penelope col cotone filato con la conocchia Giordaniana;
smagliata poi, dal PM Pietro Pollidori che aveva condotto le indagini risultategli negative. Come da richiesta di archiviazione;
successivamente viene tessuta col cotone ottenuto dalle conocchie: Dambruosiana e Pollidoriana, che vide impegnati nel rovinare me, i viziosi militari delle Fiamme Gialle già nominati che stilarono quel fasullo e fitusu PVC;
il mio ex avvocato Calogero Schifano, e sulla scorta di ciò mi hanno condannato i Giudici penali di tre diverse Corte. Vedi Sentenze;
la quale, venne smagliata senza indugio alcuno dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo che non si pronunziò nei miei confronti. Vedi revoca delle Sentenze emessa dal Tribunale di Agrigento in data 16/03/01;
in un altro momento successivo viene tessuta col filo ricavato dalle conocchie dei Funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento;
successivamente con quello ricavato dalla conocchia del collegio giudicante Zodaniano, che come già detto ha emesso molte Sentenze fasulle poggiandole sull’articolo 12 e 18 e non sul merito;
smagliata come le altre, dalla Commissione Tributaria Regionale di Palermo. Vedi Sentenze emesse alle pagine 240 – 246;
il contenuto di altre Sentenze Amministrative;
il contenuto della Sentenza penale emessa arbitrariamente dal Tribunale penale di Agrigento il 03/06/96;
la denuncia dei delatori per e di comodo, di cui, quel lontano Maggio 1994 si era servito il povero in tutto e per tutto, Giordano, per farmi apparire una persona abietta, come in effetti, abietta è la sua coscienza;
la mia opposizione risultante alla pagina 36 del PVC integrale stilato dai tre viziosi militari delle Fiamme Gialle;
la denuncia del 09/05/05 nei confronti di due Commissioni Tributarie Regionale di Palermo;
l’ennesima richiesta dei nominativi dei delatore per e di comodo del Maresciallo Giordano in data 09/05/05;
la relazione sottoscritta dal Tenente Cilluffo Gaspare dove si attesta: che gli operanti la verifica non disponevano e dispongono di nessun elemento certo, e, riguardo l’allegato tre non si poteva fare menzione alcuna in questa trattazione;
il contenuto della trascrizione delle registrazioni tra me il Maresciallo senza onore Garziano Rosario;
la relazione redatta dal CTU Dott. Barba Claudio dove si accertano gli ORRORI commessi dagli operanti la verifica;
il libro già edito dal Settembre 2001;
la dubbiosa attestazione dell’ispettore Vaiarelli Salvatore, sulla quale richiamò più volte la Sentenza n° 208 emessa dal collegio giudicante Zodiano con l’articolo 12 e 18 e non si è voluto accorgere che agli atti vi era la mia delega, al mio ragioniere Sciumè che doveva rappresentarmi e difendermi in quella seduta e tanto altro materiale cartaceo ancora.
Si convinse che quel materiale cartaceo e non, era cosa da niente, e inconscia che dove si ostina a non vedere la succitata Procura, c’è Dio che provvede, dopo 11 anni e mezzo di fare vedo ma non devo vedere, credendomi un vero e proprio coglione cercò ancora una volta a non vedere le malefatte commesse ai miei danni dagli implicati che figurano: sia sul libro, sia sulle denunce sporte presso la Tenenza dei CC di Favara, sia in sede di SIT, e si accinse a chiudere le indagini nei confronti delle sette persone che avevo trascinato in Tribunale per rispondere del reato di abuso di atti di Ufficio, arrivando ad una meschina conclusione che era quella: che se avrei rispettato quelle mie nobili parole pronunziate in televisione che a lei facevano pensare che sarei stato per davvero quel poverello indicato nella BIBBIA che porge la guancia; l’altra guancia; il proprio culo; in certi casi anche la moglie e le figlie, scartò quella parola che dice: tu puoi controllare quello che dico ma non quello che penso, il cui pensiero era quello che se non adottava la legge quella che è uguale per tutti, come in effetti più volte gliel’avevo richiesto di adottarla con più missive, con la sua spicciolata filosofia, studiò uno dei suoi progetti che se avrei accettato la sua ridicola richiesta di archiviazione del caso mi “insaccava come un salame” e scientemente formulò quella miserevole richiesta di archiviazione del caso, attestando: che le mie accuse di reato nei confronti dei sette individui poco raccomandabili già citati, e su altri, sono infondate. Commettendo pure il grave ERRORE di sottrarsi ai suoi doveri, quelli di fare le denunce per false pubblicazioni e per vilipendio. “Così come gli altri che furono stati tirati fuori dalla merda e messi dentro l’acqua Santera”.
Che invece, avrebbe dovuto occuparsi di reprimere la criminalità organizzata che circola indisturbatamente in paese di Favara e dintorni e far recuperare la dignità, l’originalità e lo splendore perduto giorno dopo giorno, a dare inizio dal 12° secolo che in paese sono nati i primi uomini abbufaluti, con un pronto intervento da parte di uomini ONESTI delle Forze dell’Ordine per arrestarli e fargli espiare le loro pene. In special modo, dovranno essere arrestati quelli che si sono mascherati dietro le Istituzioni per compiere atti di estrema bassezza contro l’umanità e di uomini innocui estranei alle accuse loro rivolte per trarre solo ed esclusivamente vantaggi, quali: promozioni e immeritati applausi dai loro superiori, i quali, a sua volta godono nel veder marcire in galera tutta quella gente additata per pura soprastia da chi ne studia una in più di mille diavoli messi assieme;
di individuare il o i PRIORI che hanno agito prepotentemente con le quattro marraiolate senza riuscita di sorta, e a chi ha imposto al DON ABBONDIO di non far sposare i veri e propri criminali con la criminalità organizzata che ho trascinato in Tribunale, una volta individuati e isolati si ridà la dignità all’intera Costituzione d’Italia.
Così facendo, ridava anche: la dignità alla Spettabile Procura di Agrigento, trasformata a fondaco di infondatezze sin dal Maggio del 94 che ha aperto il primo fascicolo n° 593/94 con l’articolo di usura nei mie confronti senza ponderare le scelleratezze attestate dal connivente Maresciallo dei CC Giordano e, in virtù dell’assiomatica documentazione sequestrata presso la mia abitazione e i dovuti SIT che attestarono il contrario di quello che aveva già asserito per convenienza il fantasioso Maresciallo dei CC Giordano, il Pollidori che conduceva le indagini ha dovuto chiedere ed ottenuto l’archiviazione del caso per insostenibilità dell’accusa in giudizio. E, nel disperato tentativo di non far emergere le malefatte commesse dal connivente Maresciallo Giordano, la suddetta Procura ha aperto più fascicoli risultategli negativi che andarono ad arricchire la mia ONESTA’ di uomo, come volevasi dimostrare;
la dignità alla Spettabile Tenenza dei CC di Favara Comandata dal Tenente De Luca Antonino, che, per non fare emergere il mal operato dal correo sott’Ufficiale Giordano e quello dei delatori per e di comodo dei quali il vizioso Giordano si era servito per ipotecare la mia dignità e chiamarmi persona abietta, come abietta era la sua coscienza, ha occultato la mia denuncia sporta nei confronti dei nominati nella stessa, avvenuta il 02/04/04, in cui si specificava anche, che esiste una lettera con busta sigillata dove si specificano i nomi e i cognomi dei nominati sul libro con pseudonimi custodita nella cassaforte di mia pertinenza, da aprire solo ed esclusivamente dopo la mia morte avvenuta per uccisione, non solo l’ha occultato, ma non ha mosso un dito per debellare la criminalità organizzata che imperversa in paese. Tale occultamento gli costò l’iscrizione sul registro delle notizie di reato, avvenuto in data 25/05/05;
la dignità alla Spettabile Agenzia delle Entrate di Agrigento, maltolta dai dirigenti e da molti impiegati dello stesso palazzo delle Finanze, che, con il loro comportamento e con le loro espresse attestazioni in calce gli hanno dato una pessima immagine facendola figurare come un postribolo di gentaglia viscida e malfamata. Mentre in passato era considerata come un’edicola religiosa e tutti i contribuenti gli si inginocchiavano pregando i componenti del palazzo delle Finanze di ammorbidire la loro micidiale penna;
la dignità all’articolo 14 della Costituzione più volte violato dai già detti famelici di immeritate glorie: Giordano, Migliori, Falsone, Garziano e altri;

La dignità è un bene inestimabile e chi la possiede dovrà difenderla con le unghia e con i denti dai tiri bassi sferrati da marraioli del genere, le cui marraiolate gli andarono tutte a vuoto, non solo, ma a furia di sabotare la mia dignità, alcuni scienziati del cachitus, si sono sabotati da se, e molti, l’un con l’altro. Perciò, Egregia Dott.ssa Salusti, ed Egregio Dott. De Francisci che ha perorato la richiesta di archiviazione della predetta Dott.ssa, se la legge è veramente uguale per tutti come vi è scritta e si legge senza l’ausilio di lenti d’ingrandimento in tutte le aule dei Tribunali, che a questi non omini cu pilu nculu, ma sticchiareddi cu culu radutu ca emularunu u gaddu di Sciacca orando cu scripta nfundus, gli si imponga di pagare il loro fio senza se e senza ma, e senza voltarsi, né a destra, né a sinistra, così impareranno a portare il rispetto a chi merita averlo portato, perché il rispetto è misurato e chi lo porta pretende d’averlo portato “cu parmu e ca gnutticatura”;

<Cu parmu e ca gnutticatura sta: di gran lunga superiore;
omini cu pilu nculu sta: a uomini col pelo nel culo, il cui privilegio spetta solo ed esclusivamente agli uomini integerrimi;
sticchiareddi cu culu radutu sta: a uomini col culo rasato, di conseguenza donnelle da quattro soldi falsi;
gaddu di Sciacca sta: a gallo imponente bello a vedersi, però ha il vizietto e non potendo montare le galline viene montato dalla chioccia>.


IL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI WALTER CARLISI, PER NON FAR SCOPRIRE L’ALTARE MAGGIORE DELLA NAVATA CENTRALE, CONVINTO AL MASSIMO CHE NON CI FOSSERO GIUDICI CON LE PALLE QUADRATE E PIENI DI QUALITATIVO SIERO CHE L’AVESSERO SCOPERTO.

COME IN EFFETTI L’HA SCOPERTO LA C. T. R. DI PALERMO NELLA SEDUTA DEL 21/05/05 COMPOSTA DA:
RIBAUDO DOTT. LUIGI MARIO;
MAIORANA DOTT. FRANCESCO PAOLO;
PITRE’ DOTT. FRANCESCO.

SI PRONUNZIA CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:

Questo Giudice, letti gli atti del procedimento sopra a margine indicato a carico di Migliori Fabio, Falsone Nino, Garziano Rosario, Leto Pasquale, Verduci Giorgio, Galluzzo Antonina, De Luca Antonino, tutti in atti identificati, per i reati di cui agli articoli 110, 323, 479 C.P;
esaminata la richiesta di archiviazione datata 28/05/05 presentata dal Pubblico Ministero in data 08/06/05;
vista l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla persona offesa Sanfilippo Giacomo, in atti identificato, in data 07/06/05;
visto il provvedimento del Giudice, di fissazione dell’udienza in Camera di Consiglio, emesso in data 10/06/05;
esaminati gli atti a seguito della udienza in Camera di Consiglio del 13/07/05;
sciolta la riserva espressa all’esito dell’udienza;

OSSERVA:

La richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero può e deve essere accolta.
La fattispecie di reato per la quale la Pubblica Accusa ha iscritto il procedimento non risultano sussistere, né risultano sussistere altre riconoscibili ipotesi di reato, perseguibili di Ufficio o a querela di parte.
Non intende il Giudice, in questa sede, reiterare le lunghe, precise ed analitiche motivazioni svolte dall’Organo della Pubblica Accusa a sostegno della sua richiesta di archiviazione, intendendosi le stesse integralmente richiamate e trasfuse nel presente provvedimento, di cui debbono essere considerate parte integrante. A tale integrale richiamo è dovuto al fatto che le motivazioni del P.M., condivise dal Giudice, non abbisognano di glosse, precisazioni o mere ripetizioni.
I dati raccolti nel corso delle investigazioni condotte dal P.M. non hanno evidenziato alcun elemento, in capo agli indagati, accreditante la sussistenza delle ipotesi delittuose denunziate dal Sanfilippo. Occorre solo aggiungere, per completare il quadro delineato a seguito della Camera di Consiglio, come nessuna nuova indagine risulta doversi operare al fine di evidenziarsi i delitti per cui è procedimento.
Del resto, la persona offesa, nella sua opposizione incardinata su sette punti, non ha proposto alcuna indagine da effettuarsi, e si è limitata a ripercorrere e a reinterpretare criticamente l’esito delle indagini già svolte dal Pubblico Ministero.
Per detto motivo l’opposizione in questione deve essere dichiarata inammissibile.

P.Q.M.

In accoglimento della richiesta del Pubblico Ministero, dispone l’archiviazione del procedimento per infondatezza della notizia di reato e, comunque, per insostenibilità dell’Accusa in Giudizio.
Manda la Cancelleria per le notificazioni, per le comunicazioni e per le altre incombenze di rito.
Il Giudice Walter Carlisi


Il signor GIP in oggetto, sapeva e sà che le parole volano e parlare con scripta manent nfundus è gravissimo. Come lo fu per il giudice americano che condannò alla pena di morte i due Signori: Sacco e Vanzetti, sol perché erano due italiani.
Mentre lei ha offeso ulteriormente la mia dignità sol perché sono un favarese ONESTO.
Con la Sua firma in calce, non offeso solo la mia dignità, ma ha offeso anche quella delle Istituzioni a cui appartenevano i signori che ha tirato fuori dalla merda e li ha messi dentro una cristalliera come PUPIDDI DI ZUCCARU, pur essendo conscio tramite documentazione agli atti già citati, che i signori se così si possono chiamare erano colpevoli dei reati per cui li ho trascinati in Tribunale, e le circostanze lo hanno dimostrato in lungo e in largo che non mi hanno denunciato per calunnia e diffamazione neanche con le Sue istigazioni attestate nell’ultima riga del Suo provvedimento.
Spero gli implicati in queste inique storie vere risultanti con nomi e cognomi sui libri: CAINI PER VIRTU’ FAVARA 2, CAINI PER VIRTU’ FARAVA 2 LA RISCOSSA, MICRO CRIMINALI, I MISTERI DI UN PRIMARIO CIECO E ANALFABETA, trovino un po’ di tempo e serenità per vergognarsi di ciò che hanno fatto nei miei confronti.
E, lo Spettabile CSM a cui mi rivolgerò per chiedere giustizia, si adoperi a far valere la legalità e trasparenza che nell’agrigentino è destinata a scomparire.
In caso non esauriente, la legalità e trasparenza, noi cittadini ONESTI la possiamo solo ricordare ad imperitura memoria.




FAVARA! COME SEI CADUTA COSI’ MISERAMENTE IN BASSO.

Oh, Favara! Favara! Onorata eri e ne andavi fiera, ma, abbindolata fosti nei secoli finchè sprofondasti nelle storiche vicissitudini con tutta la tua Onorabilità che tanto ostentavi.
Va, va, vai a seguire il destino assegnatoti dai nati da padri e madri “abbufaluti” tuoi residenti che ti hanno pugnalato col pugnale di Cassio e Bruto.
Oramai troppo tardi è, nulla possiamo fare che possa giovare in tuo favore, ma ti ricordiamo ad imperitura memoria.